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Collegno – La Certosa e il Regio Manicomio

Amici viaggiatori, in questa seconda parte dedicata alla città di Collegno vi parlerò degli edifici simbolo che hanno fatto la storia della città: La Certosa ed il Regio manicomio.

La Certosa:

La Certosa di Collegno sorse per iniziativa di Maria Cristina di Francia, duchessa di Savoia, prima Madama Reale, che recatasi a Grenoble per incontrarsi col fratello, il Re di Francia Luigi XIII si recò in pellegrinaggio alla “Grande Chartreuse”, casa madre dell’ordine dei Certosini, qui fece voto solenne di erigere una certosa presso Torino.

Nell’anno 1641 Maria Cristina di Francia, per tenere fede al proprio voto acquistò numerosi terreni ed edifici, prati e boschi, per completare l’area su cui sarebbe sorta la Certosa.
I Certosini di un piccolo monastero di Avigliana furono chiamati per occupare la nuova Certosa, dedicata all’Annunziata, patrona di Casa Savoia.
Madama Reale aveva per la Certosa grandiosi progetti che furono più volte ridimensionati per difficoltà finanziarie.

Con l’annessione all’impero Napoleonico di Francia, nel 1802, anche i Certosini di Collegno subirono la sorte di tutte le istituzioni religiose, private delle loro sostanze ed obbligate a sciogliersi.
Gli edifici della Certosa divennero proprietà demaniali e passarono poi in gran parte in mani private.
Dopo il ritorno dei Savoia nei loro territori, venne riaperta la Certosa di Collegno che rientrò in possesso degli edifici nel 1816; il patrimonio complessivo della Certosa era tuttavia ben lontano dell’antico splendore.

Nel 1853, soppresso l’istituto religioso, i locali furono destinati progressivamente a Regio Manicomio ed utilizzati come sede di ospedale psichiatrico sino al superamento definitivo dei reparti psichiatrici sancito nel dicembre 1996. Una parte dei locali è inoltre occupata dagli uffici e dai sevizi dell’Azienda Sanitaria Locale.
Alla Reale Certosa di Collegno si accede attraverso il Portale che nel 1737 Re Carlo Emanuele III fece costruire, su disegno di Filippo Juvarra, in occasione delle sue nozze con Elisabetta Teresa di Lorena.

La facciata è arricchita con colonne in stile dorico e da due statue laterali raffiguranti la Fede e la Carità, al centro si può notare lo stemma.
Nella Certosa si conservano le sepolture di dieci Cavalieri dell’Ordine della Santissima Annunziata.
Il fondatore dell’ordine fu Amedeo VI detto il Conte Verde, che nel 1383 fece costruire la Certosa di Pierre-Chatel per destinarla a Chiesa dell’Ordine ed a sepolcro dei Cavalieri, affidandola a 15 Certosini.

Il sotterraneo annesso alla Chiesa venne destinato a Cripta sepolcrale dei Cavalieri dell’Annunziata fin dal 1814, situazione di fatto che venne sancita di diritto nel 1840 dal Re Carlo Alberto che, con carta reale dichiara Cappella dell’Ordine Supremo della SS Annunziata la Chiesa della Certosa di Collegno ed a sepolcro delle salme dei Cavalieri il sotterraneo.
Nel 1938 i resti delle salme dei Cavalieri vennero trasportate dai sotterranei in altri locali più adeguati, posti a piano terra e restaurati nel 1998.

L’aula Hospitalis è uno dei locali più antichi della Certosa di Collegno, utilizzato dai padri Certosini come farmacia e successivamente come “Sala della Presidenza” del “Regio Manicomio”.
L’antica farmacia dei Certosini Collegnesi ebbe un ruolo importante nella vita della città.
La preparazione di medicinali, d’altra parte, è nella tradizione dei monasteri di qualunque ordine, che anno sempre un “fratello erborista” o “speziale”.
Fino al 1991 a Collegno era conservata una collezione di vasi di Savoia del XVIII. Furono ordinati tutti insieme quando i monaci, terminati i locali della farmacia, avevano iniziato a produrre medicinali. I vasi sono decorati a fasce alternate bianche e blu, e riportano il nome del contenuto, il monogramma della certosa (nella parte inferiore) e il tondo con l’annunciazione (in quella superiore). Dei vasi sono rimasti pochi esemplari, nel 1984 si è verificato un furto di dodici vasi, nel novembre del 1991 la collezione è stata rubata dall’Aula Hospitalis. Oggi fortunatamente sono stati ritrovati una decina di vasi. Nell’Aula Hospitalis si trovano due affreschi che raffigurano l’Annunciazione e l’apparizione della Madonna a San Brunone, in preghiera insieme ad altri Certosini.

La biblioteca dell’Ospedale psichiatrico con i suoi due secoli di storia, vanta una raccolta preziosa di 14 mila volumi, un patrimonio venuto alla luce nel 1990 durante un sopralluogo dell’assessorato dei Beni Culturali della Regione. Consultando gli archivi del Regio Manicomio, troviamo per la prima volta traccia di un libro nel 1829, scritto da un medico dell’ospedale il Dottore Trompeo.

Nel 1832 la biblioteca si arricchisce con l’abbonamento alla rivista della Societè de Phrenologie, alcune annate di questa rivista sono ancora conservate.
Bisognava arrivare al 1837 per sentir parlare di una vera e propria “Biblioteca dello Ospedale”. A maggio viene approvato il nuovo regolamento e a novembre si decide l’acquisto di opere classiche sulla malattia mentale.
Nel 1854 invece si trova traccia della “Biblioteca dei Ricoverati”, nel 1878 i ricoverati collaboravano alla gestione della biblioteca.
Nel 1880 venne approvato il primo regolamento per la Biblioteca Medica: “Articolo 1. La Libreria è essenzialmente psichiatrica e provvede allo studente come allo scienziato”, in tutto gli articoli sono 11.

Nello stesso anno la biblioteca si abbonò a diverse riviste importanti, come “l’archivio di Psichiatria e Antropologia Criminale” diretto da Cesare Lombroso.
La Rivista è conservata in biblioteca, ci sono tutte le annate che vanno dal 1880 al 1908.
Nel 1885 Camillo Golgi, terminato il suo studio sull’anatomia degli organi centrali del sistema nervoso lo offre alla Biblioteca, purtroppo quest’opera non è stata conservata.
Ad Antonio Marro, prima medico capo poi primario, si devono invece gli “Annali di Freniatria e Scienze affini del manicomio di Torino”, una rivista che fu pubblicata nel 1888.

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