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Collegno – La Certosa e il Regio Manicomio

Il Regio Manicomio:

Nel 1728 fu costruito il Regio Manicomio di Torino per volere di Vittorio Amedeo II in via Giulio, vicino alla Consolata, dopo alcuni anni sorse il problema di sovraffollamento, così si cominciò a pensare a una nuova sistemazione per i malati in periferia.

Dapprima fu acquistata Villa Cristina, a Savonera, di proprietà della vedova di Carlo Felice, però l’amministrazione del manicomio stabilì che l’aria di Savonera era insalubre, in seguito furono scartate sistemazioni a Rivalta, Montaldo e Rivara, fu anche contemplata l’ipotesi di collocare la succursale del manicomio di Torino dentro il castello di Rivoli, ma la proposta fu accantonata.
Nel 1851 il direttore del Regio Manicomio, il conte Lorenzo Ceppi, cominciò a pensare di costruire un nuovo fabbricato, concepito appositamente per ospitare i malati.

Per finanziare il progetto propose di vendere il manicomio esistente ad una società edile; si suggerì di costruire il nuovo edificio alle porte di Torino, se possibile nei paraggi di una cascina dove i malati più tranquilli potessero dedicarsi ai lavori agricoli, con scopi terapeutici.

Nel 1852 stava per realizzarsi una proposta favorevole all’acquisto del monastero dei Certosini. Il trasloco appariva agevolato anche dalla costruzione della prima stazione della linea ferroviaria Torino-Susa a Collegno.
A Collegno la Certosa era occupata solo più da un piccolo gruppo di monaci che, forse nel tentativo di scampare alla soppressione delle corporazioni religiose, offrì i locali del monastero per sistemare provvisoriamente ottanta malati del manicomio di Torino. L’amministrazione dell’ospedale psichiatrico non si lasciò sfuggire l’occasione e accettò l’offerta.
Poiché nella Certosa vigeva ancora un regime di clausura, inizialmente vi furono trasferiti soltanto ricoverati uomini. L’8 settembre del 1852 il governo ordinò al Regio manicomio di stabilirsi nei locali di Collegno.

La convivenza tra i Certosini e i malati del manicomio fu difficile fin dal principio, in quanto i Certosini negavano ai malati il diritto di passeggiare nel chiostro, oppure impedivano loro di andare a lavorare nei campi. Il 29 luglio del 1853 il ministro Urbano Rattazzi informava la direzione di aver deciso di destinare la certosa al Manicomio. Il 10 Agosto furono trasferite da Torino le ricoverate donne, che vennero sistemate nei locali dove prima alloggiavano gli uomini, spostati nei fabbricati del convento.

La tanto temuta epidemia di colera arrivò a settembre del 1854 e fece numerose vittime, sia nell’ospedale di Torino sia nella succursale di Collegno. Quando il morbo colerico fu debellato lo psichiatra Giovanni Stefano Bonacossa, primario dell’ospedale, presentò la sua relazione: la Certosa di Collegno era l’ideale per trasferire l’ospedale di via Giulio ma i locali dovevano essere costruiti ex novo per rispondere meglio alle necessità dei malati psichici, inoltre nel progetto spronava il governo a costruire nuovi manicomi nelle altre province del regno.

Il governo nominò una commissione che si pronunciò favorevolmente in merito al totale trasferimento dell’ospedale a Collegno. Ma vi erano difficoltà finanziarie insormontabili.
Nel 1855, intanto, furono soppresse le corporazioni religiose, tutti i loro beni passarono alla Cassa Ecclesiastica, che pretendeva da parte del regio manicomio il pagamento di un canone d’affitto. Piuttosto che dover sborsare una retta così elevata, la direzione dell’ospedale decise di accelerare le trattative per l’acquisto del monastero.

Nel 1856 fu stipulato l’atto di vendita: la Certosa di Collegno e tutti i suoi terreni passavano al Regio Manicomio.
Nel 1890 si aprì una stagione di riforme che investì nelle strutture manicomiali e che durò un ventennio.
Tutto ciò mentre il numero dei ricoverati continuava ad aumentare vertiginosamente, tanto da aprire il ricovero provinciale di strada Pianezza e di una succursale a Grugliasco.
Nel 1930 nacque il reparto delle Ville Regina Margherita destinato ai pensionati.

Negli anni ’40 il manicomio di Collegno era composto da venti padiglioni, sotto i lunghi porticati correva una piccola linea ferroviaria chiamata Decauville che collegava tra loro i padiglioni.
Il 1978 è l’anno delle leggi 180 e 833, che segnano l’inizio del superamento degli ospedali psichiatrici. Solo nel 1980 vengono unificati i padiglioni dell’ospedale psichiatrico e il complesso delle Ville Regina Margherita.
Con l’applicazione della legge Basaglia l’ospedale psichiatrico imboccò una nuova strada. La Regione Piemonte elaborò, nel piano socio-sanitario del 1982/83, progetti speciali che portano a un radicale cambiamento della struttura. I reparti si trasformarono in comunità e i ricoverati diventarono ospiti.
Gli spazi utilizzati erano per lo più gli stessi, il personale anche, ma era nata una nuova consapevolezza: quella del diritto del malato a reinserirsi nella vita sociale, ad avere una casa e un lavoro.
L’ultimo capitolo è il decreto Garavaglia: alla fine del 1997 dei reparti non dovrà più esserci traccia.

Gli spazi dell’ex ospedale psichiatrico diventano sempre di più parte della città, il nucleo seicentesco degli edifici monastici oggi è sede degli uffici amministrativi dell’ASL 5, dei vigili urbani e quella del Consorzio intercomunale di igiene urbana. In un settore più appartato del Parco sono collegate le ville Regina Margherita, otto edifici di inizio ‘900 collocati all’inglese in blocchi isolati nel verde. Alcune di queste ville sono state ristrutturate ed adibite a: uffici comunali, sala espositiva “Sala delle arti”, liceo scientifico psicopedagogico, centro culturale Arci.

Nella terza parte vi parleremo dei seguenti edifici storici;  le chiese e la stazionetta. 

Ulteriori informazioni:

Sito del comune di Collegno
Sito ufficiale del Castello di Collegno
Sito del Museo di Torino

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