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Collegno – Edifici storici

Chiesa di San Pietro: Fin dal 1400 si contarono nel territorio tre chiese parrocchiali: San Massimo, situata nell’attuale quartiere Regina Margherita, San Lorenzo, dov’è l’attuale cimitero e San Pietro, che corrisponde a quella di cui ora parliamo.
Edificata fra il 600 e 700, essa sorse sul sito della precedente chiesa di San Pietro, che era stata trasformata nel 1608, per volere dell’arcivescovo Broglia, in Parrocchia di San Massimo, Pietro e Lorenzo, dall’unione di questa con le altre due parrocchie.
Venne demolita nel 1650, poiché essendo la struttura degradata, non vi si tenevano più le funzioni religiose. Qualche decennio dopo la Comunità di Collegno pensò di edificare una nuova chiesa sul luogo del vecchio edificio di San Pietro, dedicandola ai tre Santi Patroni del luogo.
L’avvenimento di consacrazione ebbe luogo il 1° Giugno del 1772 ad opera dell’Arcivescovo Francesco Luserna Rorengo di Rorà, il Parroco di allora era il Torinese, Teologo Giuseppe Casimiro Reinaldi.
La chiesa è composta da un vano ad aula e da quattro cappelle laterali dedicate rispettivamente a Sant’Ignazio, a Sant’Antonio, alla Madonna del Rosario e al Santissimo Crocefisso.
Gli affreschi più recenti sono del noto Pittore Grugliaschese Nicola Arduino, che con il pittore Casanova affrescò la Grande Basilica del Santo di Padova e di altre illustri chiese.
Grazie al Priore Reinaldi, che resse la Parrocchia dal 1763 al 1806, la chiesa fu arricchita di pregevolissime sculture in legno: dieci grandi statue di Santi, un gruppo della Santissima Trinità, la cassa dell’organo, il pulpito, il piccolo gruppo del Battistero di Gesù all’interno del Battistero, alcuni crocifissi. Tutto ad opera dello scultore Torinese Stefano Maria Clemente (1719-94).
Le statue, situate lungo la navata e dietro l’altare rappresentano i Santi Martiri Secondo, Solutore, Avventore e Ottavio, soldati protettori di Torino; San Filippo Neri, San Francesco di Sales, San Carlo Borromeo, San Giovanni Nepomuceno, e di Santi Giuseppe e Casimiro. Altre due statue lignee (S. Massimo e S. Pietro), più antiche delle suddette, forse del secolo precedente, di autore ignoto, decoravano la facciata della Chiesa.
Nel 1998 nell’ambito del progetto di riqualificazione dei Beni Storici Artistici della Città di Collegno, sono state posate due statue nelle nicchie della facciata della Chiesa raffiguranti l’Apostolo San Pietro (Terra Refrattaria, h.1.98) e il Martire S. Lorenzo (Terra Refrattaria h.2.00)e sono opera dello scultore Paolo Spinoglio.
Il Priore Rinaldi riposa in una piccola fossa comune, situata in chiesa, davanti all’altare, mentre il Priore Teologo Alberti, la cui tomba è ancora oggi a destra dell’altare maggiore.
Il campanile in cotto della parrocchia venne edificato nel XIX secolo, utilizzando come materiale edilizio la recinzione muraria della vicina Certosa Reale .
Sino al finire degli anni cinquanta, davanti alla chiesa esisteva un piccolo piazzale delimitato dalla casa parrocchiale e da paracarri in pietra alti circa un metro di bella fattura, il selciato era in piccole pietre bianche e nere che formavano dei motivi decorativi. Questo piazzalino formava però una strettoia alquanto pericolosa per il traffico ormai troppo congestionato e quindi venne eliminato.

Chiesa di San Massimo: Posta fuori dal borgo cittadino, giunse sino alla metà di questo secolo con un impianto assai diverso da quello che oggi il visitatore può osservare.
Le origini di questo luogo di culto risalgono al periodo paleocristiano e un’attenta analisi, relativa alla sedimentazione delle varie epoche storiche, è stata effettuata nel 1958 da Daria de Bernardi Ferrero alla quale si rimanda per la disamina degli interventi di scavo.
Si delinea qui, solo la presenza di quattro fasi costruttive dell’edificio , individuate nel citato studio: Una tardo romana, che viene fatta risalire alla fine del V secolo, una fase alto-medievale, individuabile tra la fine del secolo VIII e la prima metà del IX, e una fase “romantica primitiva”, che include elementi della prima metà e della fine del secolo XI, e una fase più propriamente romanica relativa al secolo XII.
Nella visita pastorale del 5 agosto del 1584, la chiesa è descritta con tre navate, con altari dedicati a S. Massimo, a S. Giovanni Battista e alla vergine; degli altri due altari, dedicati rispettivamente a S. Martino e a S. Bernardo, ne viene imposta la demolizione, perché riscontrati “indecenti”.
Nel 1684 furono effettuate delle riparazioni al tetto e quattro anni dopo, il 15 febbraio del 1688, i certosini propongono all’amministrazione civica di rilevare, insieme alla nuova struttura di S. Pietro, anche i “materiali della chiesa di San Massimo cadenti in rovina”; in cambio essi offrono di erigere un’altra chiesa e casa parrocchiale e di conformare San Massimo in una cappella sufficientemente ampia” per poter officiare.
Il 4 novembre del 1700 l’autorità civica si rivolge all’arcivescovo di Torino per poter intervenire, con una parziale demolizione, proponendo anche in questo caso di conformare la chiesa a “semplice cappella ufficiabile”; il 16 ottobre del 1701 la comunità vende del materiale edilizio, appartenente alla “diroccata chiesa di San Massimo” ai padri certosini.
Il 20 Maggio la comunità rende noto che la regia Camera aveva deliberato di “continuare la fabbricazione della chiesa di S. Massimo” in base al disegno precedentemente approvato dall’economo generale dei benefici ecclesiastici, Giuseppe Maria Loya; mentre restava a carico della collettività la demolizione del muro di cinta e la provvigione di alcuni materiali; successivamente il 17 ottobre del 1731, in relazione alla visita pastorale di Monsignor Gattinara, si è a conoscenza che “detta chiesa è stata riedificata con i redditi della mensa Arcivescovile e non a spese della Comunità”.

Chiesa di Santa Elisabetta: Una lapide murata all’interno della chiesa testimonia che nel 1907 Napoleone Leumann commissionò il progetto di un edificio ecclesiastico all’ingegnere Torinese Pietro Fenoglio, esponente di spicco dello stile Liberty a Torino.
La chiesa del Villaggio Leumann non è, tuttavia, riconducibile esclusivamente alle matrici dello stile Liberty a pianta longitudinale con navata unica, è coperta da capriate lignee e presenta ai lati due piccoli sfondati (cappelle) illuminati da aperture trifore di chiara ispirazione neo-romantica.
Le vetrate e la decorazione interna della chiesa sono di gusto Liberty e furono realizzate da un’equipe di pittori e decoratori diretti dal Prof. Smeriglio da Poirino, collaboratore di Fenoglio in più occasioni.
Il Prospetto principale è fortemente caratterizzato dalla presenza dei due campanili in facciata e dal pronao d’ingresso costituito da una breve scalinata e da quattro colonne. Inusuali le colonne e i capitelli adottati al di fuori degli schemi degli ordini architettonici classici. La grande finestra in facciata, divisa in tre parti, viene reinterpretata con un linguaggio strettamente all’Art Nouveau”.
I due campanili, con chiari riferimenti alle chiese carolingie d’oltralpe, sono arricchiti da decorazioni Liberty, con la parte terminale geometrizzata e decorata da croci in ferro battuto. Il rivestimento della facciata è realizzato con alternanza di mattoni a vista e fasce di cemento.

Ulteriori informazioni:

Sito del comune di Collegno
Sito ufficiale del Castello di Collegno
Sito del Museo di Torino

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